E’ in arrivo una nuova crisi?

crisi

Nel 2011 l’Italia ha attraversato una forte crisi del debito pubblico. In sostanza gli investitori internazionali, preoccupati per le capacità dell’Italia di ripagare il proprio debito pubblico, hanno cominciato a vendere i titoli di stato italiani in loro possesso, generando un’impennata del rendimento dei titoli di stato italiani, soprattutto di quelli a lungo termine (BTP a dieci anni e più).

In questo articolo vediamo se un simile scenario potrebbe riprensentarsi a breve. Vediamo inoltre quali sono i pericoli per coloro che hanno in portafoglio titoli di stato.

Premessa: perchè gli investitori non si fidano dell’Italia?

Purtroppo, la risposta è semplice: perchè l’Italia non ha una banca centrale in grado di emettere moneta e/o di comprare/vendere titoli di stato a piacimento. Questo perchè, come molti di voi sanno, questo ruolo ora spetta alla BCE di Mario Draghi.

Prima dell’avvento dell’Euro l’Italia aveva una banca centrale in grado di emettere moneta, la Banca d’Italia, e una crisi come quella del 2011 non sarebbe mai potuta accadere. Perchè? Perchè, in parole semplici, se l’interesse sui titoli di stato italiano avesse superato un certo “target”, la Banca d’Italia si sarebbe messa a comprare titoli di stato riportando il tasso di interesse entro il target.

Vediamolo con un esempio. Supponete che lo stato italiano venda dei BTP a 10 anni ed il suo target di rendimento è il 2%; ovvero lo stato non vuole che la soglia del 2% venga superata. Nel momento in cui gli investitori privati non sono disposti a pagare il 2%, la Banca d’Italia compra tutti i BTP a 10 anni invenduti, e così facendo l’interesse sui BTP non supera il 2%. L’esempio è riferito al passato, purtroppo, perchè la Banca d’Italia non può più fare queste operazioni.

Quindi: una vera banca centrale, comprando titoli di stato può controllare il tasso di interesse sui titoli impedendo che i rendimenti siano troppo alti (ovvero che lo stato paghi “troppo”). Il problema è che in Italia non c’è più una vera banca centrale, ergo i rendimenti dei titoli di stato possono sfuggire di mano. E’ quel che è successo nel 2011.

E il debito pubblico?

Abbiamo appena detto che i rendimenti dei titoli di stato possono diventare troppo alti. Però, affinchè un investitore non sia disposto ad avere interessi “normali” sui titoli di stato, egli deve avere paura. L’investitore deve cioè pensare che il suo investimento è rischioso. Ovvero egli pensa che l’Italia non riuscirà a ripagare il suo debito pubblico.

Specificamente, l’investitore si preoccupa di:

  • Un debito pubblico troppo alto, poichè ovviamente un debito troppo alto è più difficile da ripagare.
  • Ma, soprattutto, egli si preoccupa del fatto che la Banca d’Italia  (che non è più una vera banca centrale) non può più “monetizzare” (comprare e cancellare) il debito pubblico dell’Italia.

Perchè dovrebbe esserci una nuova crisi?

La risposta è semplice: perchè dal 2011 le cose sono peggiorate. Il debito pubblico è cresciuto, ed ora tocca il 132% del PIL italiano, mentre nel 2011 era a “solo” il 116%:

debitoPIL

E, naturalmente, la Banca d’Italia rimane una banca centrale senza poteri effettivi.

Inoltre vi è un nuovo elemento a complicare le cose: il rating che le agenzie internazionali (Moody’s, Standard and Poor’s, etc.) danno al debito pubblico italiano, che potrebbe scendere sotto il BBB per alcune agenzie.

Perchè questo è un problema? E’ un problema perchè per mandato, molti operatori istituzionali (soprattutto fondi) che posseggono titoli di stato italiani, li devono vendere se tali titoli non hanno più un rating “investment grade” (che è tipicamente BBB o superiore). Naturalmente, quando (e se) i fondi venderanno, causeranno un impennata nel rendimento dei titoli di stato italiani, con tutti i problemi del caso.

La BCE e Draghi

Da tempo, la BCE ha annunciato che prevede di interrompere il suo programma di quantitative easing, l’acquisto di titoli di stato dell’Eurozona. Tale programma dovrebbe finire entro la fine del 2017. Senza il quantitative easing della BCE i titoli di stato dell’area Euro, e quindi i titoli di stato italiani, sarebbero completamente privi di protezione. Naturalmente questo fatto spaventa gli investitori internazionali che posseggono BTP italiani.

Bisogna dire che Draghi ha dichiarato che nel caso di una nuova crisi, la BCE riprenderà a comprare titoli di stato. Tuttavia questa è solo una promessa, dato che formalmente la BCE non è tenuta a farlo, una volta terminato il programma di quantitative easing.

Quando succederà?

E’ difficile da dire. Potrebbe essere un processo lento, o potrebbe essere un processo veloce. Guardando l’andamento grafico dei futures dei BTP a scadenza lunga, è però possibile che la crisi stia iniziando proprio ora:

btp futures

Come vedete, l’andamento dei futures dei BTP è ribassista, e se dovesse rompere la linea orizzontale viola inizierei a preoccuparmi.

Inoltre, il famoso spread di rendimento tra BPT italiani e bund tedeschi è in salita da almeno la seconda metà del 2016, il che ovviamente è preoccupante (ora siamo a circa il 2% di spread).

Per riassumere: ci sono segnali che indicano che la crisi potrebbe essere alle porte; ma dobbiamo attendere ulteriori conferme.

I possessori di BTP

Alcuni lettori mi hanno chiesto che succederà ai loro BTP. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra BTP indicizzati all’inflazione e BTP tradizionali. Entrambi saranno colpiti dalla crisi, probabilmente. Però dato che anche in Italia l’inflazione è in risalita (anche se secondo me salirà meno che nell’eurozona), i BTP indicizzati all’inflazione saranno i meno colpiti dalla crisi.

Bisogna però capire che i BTP erano privi di rischio quando la Banca d’Italia era una vera banca centrale, per il semplice fatto che il debito pubblico era da essa garantito (l’Italia non poteva fare default, in altri termini). Oggi che la Banca d’Italia non è più una vera banca centrale, il debito pubblico non è più garantito, e pertanto i BTP hanno un grado di rischio.

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