I fondi comuni azionari sono un buon investimento?

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Questo articolo deriva dall’unione di due precedenti articoli sui fondi comuni azionari, e dalla correzione di alcune imprecisioni presenti in quegli articoli.

Come nascono i fondi comuni azionari?

I fondi comuni azionari sono la più importante tipologia di fondi comuni di investimento. Nascono negli Stati Uniti negli anni 50′-60′, ed hanno sostanzialmente due obbiettivi:

  1. Detenere un portafoglio azionario che contenga un numero di azioni sufficientemente grande, al fine di contenere la volatilità (più un portafoglio azionario è piccolo, più è volatile e rischioso).
  2. Generare una performance sensibilmente superiore all’indice azionario di riferimento (per i fondi che investono negli USA, tale indice di solito è l’indice S&P 500).

Il punto 1 è certamente importante. Sia oggi sia negli anni ’50-’60, per il piccolo investitore mantenere un portafoglio azionario superiore alle 30 azioni ha (e aveva) un costo proibitivo. Pensate al costo di ribilanciare due volte l’anno tale portafoglio: in termini di commissioni, quest’operazione ad un picccolo investitore costerebbe almeno il 2-3% del valore di portafoglio.

Per quanto riguarda il punto 2: be’, qui arrivano i problemi più seri. Ma prima vediamo se i fondi comuni azionari sono davvero necessari per soddisfare il punto 1, la diversificazione di portafoglio.

Ottenere un portafoglio diversificato: Fondi comuni o ETF?

Abbiamo già detto che i fondi comuni azionari permettono al risparmiatore di conseguire un’efficiente diversificazione di portafoglio. C’è però un importante distinguo da fare. Mentre negli anni ’50-’60 i fondi comuni azionari erano il modo più efficiente e meno costoso per ottenere una diversificazione di portafoglio, oggi non lo sono più.

Da molti anni ormai, esistono una quantità di ETF azionari fisici, che permettono di possedere non solo un grande portafoglio azionario, ma addirittura di possedere tutte le azioni di un indice azionario! In breve, un ETF azionario fisico è un fondo azionario passivo che acquista tutte le azioni di un certo indice azionario. Pertanto, la gestione di un ETF azionario fisico è minima: il gestore del fondo si limita ad acquistare tutte le azioni di un indice azionario, ed eventualmente a vendere/comprare le azioni che escono/entrano da tale indice.

[se vuoi altre spiegazioni sugli ETF azionari, ed in particolare sugli ETF azionari fisici, leggi questo articolo]

Grazie alla gestione passiva, gli ETF azionari fisici hanno costi di gestione annuali più contenuti rispetto ai fondi comuni azionari, che sono gravati da una più costosa gestione attiva. Tipicamente, un fondo d’investimento azionario di buona qualità ha una commissione dello 1,5%. Un ETF azionario fisico di un’ottima emittente (Ishares, Vanguard, etc.) ha un costo annule di gestione che non supera lo 0,2-0,3%. E’ una differenza dell’1,2% all’anno (e se utilizzate un promotore finanziario o una banca per acquistare il fondo azionario, questa differenza diventa del 2% e più all’anno).

Quindi: se il vostro scopo è quello di avere un portafoglio di azioni molto diversificato, un ETF azionario vi permette di farlo ad un costo annuale molto più contenuto di un fondo comune azionario.

La (misera) performance dei fondi azionari

Passiamo ora alla performance dei fondi comuni azionari. Come ho detto all’inizio dell’articolo, uno dei due obbiettivi principali di un fondo azionario è quello di sovraperformare (entro ragionevoli limiti) l’indice azionario di riferimento. Ad esempio, un fondo azionario americano che investe in azioni molto capitalizzate dovrebbe avere una performance migliore dell’indice S&P 500, l’indice delle 500 azioni americane a più alta capitalizzazione.

Ma vediamo alcuni dati ufficiali sulla performance media dei fondi azionari. La tabella sottostante (fonte), che si riferisce ai fondi europei che investono sull’azionario, riporta la percentuale di fondi che per ogni indice azionario (comparison index nella tabella) performano peggio di tale indice.

fondi comuni

Ad esempio, la prima riga ci dice che i fondi azionari che operano su azioni dell’indice S&P 350 (l’indice delle “large cap” dell’eurozona) nel 63,77% dei casi negli ultimi tre anni performano peggio di tale indice; negli ultimi cinque anni nel 80,63% dei casi performano peggio di tale indice; etc.

Bene. Che ci dice questa tabella? Ci dice che negli ultimi 5 e 10 anni, ovvero nel medio/lungo periodo, più del 50% dei fondi di investimento azionari fanno peggio dei rispettivi indici di riferimento (che costituiscono i rispettivi benchmark). Ma c’è di più. Come si evince dalla tabella, mediamente i fondi azionari non solo fanno peggio dei loro indici di riferimento, ma fanno molto peggio di questi ultimi (negli ultimi 5-10 anni, tranne un singolo caso, il 70% e più dei fondi azionari fa peggio dei rispettivi indici).

Addirittura, nel caso dei fondi che operano sull’indice azionario americano (l’indice S&P 500) viene stabilito una sorta di record, che lascia senza parole: circa 98 fondi su 100 negli ultimi 10 anni fanno peggio dell’indice. Complimenti ai gestori di questi fondi.

E’ pur vero che una piccola parte dei fondi azionari (meno del 10%) sovraperforma i rispettivi indici di riferimento; tuttavia, i dati sulla performance dei fondi comuni suggeriscono che tali “sovra-performance” non sono durature, ovvero sono più o meno fortuite e non vi è garanzia che continuino nel futuro.

Performance e commissioni

Abbiamo appena visto che la maggior parte dei fondi azionari fa peggio dell’indice di riferimento. Ma se questo non bastasse, dalla già scarsa performance lorda dei fondi azionari dovete sottrarre le ingenti commissioni di gestione del fondo (che sono dovute alla gestione attiva, come abbiamo già detto,).

Ma se a delle performance annuali che già sono misere, dobbiamo pure sottrarre commissioni dell’ordine del 1,2-1,5%, la performance netta dei fondi comuni azionari risulterà davvero modesta rispetto a quella degli indici azionari. Ma allora tanto vale acquistare ETF azionari (fisici), dato che: 1. Gli ETF azionari non fanno peggio degli indici azionari (poichè li riproducono); 2. gli ETF azionari hanno commissioni annuali molto basse (mediamente un punto percentuale in meno dei fondi azionari).

Il successo dei fondi comuni azionari

Per quale ragione, allora, i fondi comuni azionari hanno avuto un grande successo, specialmente tra i piccoli investitori?

Come abbiamo visto, i fondi azionari permettevano al piccolo investitore (prima della nascita dei più efficienti ETF) di possedere un grande numero di azioni e quindi di limitare la volatilità del proprio portafoglio azionario. Questo fatto tuttavia non giustifica, se non in parte, il grande successo dei fondi comuni.

In realtà, il motivo principale del successo di questi strumenti finanziari è è il mercato “toro” che gli indici azionari hanno vissuto dal ’80 circa allo scoppio della bolla dot-com nel 2000. Il meccanismo è semplice: il piccolo investitore vedeva l’ottima performance dei fondi comuni azionari, e li comprava. Peccato che tale performance era semplicemente dovuta alla fase fortemente rialzista di mercato: i fondi azionari andavano bene perchè gli indici azionari andavano bene.

In seguito allo scoppio della bolla, nonostante le performance assai modeste dei fondi comuni azionari nel periodo 2000-2015, i piccoli investitori hanno conservato una sorta di assuefazione per questi strumenti (ciò è anche dovuto alla pervasività delle reti di promozione finanziaria, che si erano sviluppate nel ventennio 1980-2000, parallelamente al mercato rialzista).

Conclusioni

Investire in un fondo comune azionario ha poco senso per il piccolo investitore. Se l’obbiettivo è avere un portafoglio azionario ben differenziato, allora un ETF azionario è più efficiente, grazie alle basse commissioni annuali. E soprattutto, come abbiamo visto, la performance annuale di un ETF azionario è mediamente superiore a quella di un fondo azionario.

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