Come investire in tecnologia

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Come fa’ un risparmiatore ad investire in tecnologia? Gli ETF tecnologici sono un buono strumento? E soprattutto, investire in tecnologia ha senso per il risparmiatore?

In questo articolo cerchiamo di rispondere a queste domande.

I settori tecnologici

I settori tecnologici più “caldi” degli ultimi dieci anni (e probabilmente dei prossimi dieci) sono fondamentalmente cinque:

  • I semiconduttori, ovvero i microprocessori e le memorie di computer, smartphone, e di altri prodotti tecnologici.
  • Il software necessario a far funzionare microprocessori e memorie.
  • Le reti telematiche, che necessitano di semiconduttori e software per funzionare (Internet è l’esempio più noto e importante).
  • La robotica e l’automazione (la prima si sta diffondendo anche al settore consumer).
  • La biotecnologia, ovvero l’uso di materiale organico di vario tipo in prodotti e sistemi tecnologici. Tra i settori tecnologici, la biotecnologia è il settore più recente e più dinamico.

Si però…

Per chi vuole investire in tecnologia, capire (almeno a grandi linee) quali sono i principali settori tecnologici è ovviamente importante. Tuttavia, secondo me il piccolo investitore non dovrebbe investire in un singolo settore tecnologico. Scegliere un settore su cui investire è infatti cosa non facile, e bisogna capire molto bene i pro ed i contro di quel settore. Insomma, è un lavoro da analisti.

Investire su un indice azionario tecnologico che comprenda azioni di tutti i settori tecnologici ha più senso. Supponete che il settore della biotecnologia si “sgonfi”. Se io ho investito in un indice azionario tecnologico (come il Nasdaq ad esempio):

  • Avrò una perdita moderata, perchè ovviamente la biotecnologia è solo uno dei settori dell’indice.
  • Inoltre altri settori tecnologici saranno cresciuti compensando lo “sgonfiamento” della biotecnologia. Questo perchè gli investitori istituzionali saranno saliti su un altro cavallo (ad esempio le reti telematiche).

Quale indice tecnologico?

Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo in realtà rispondere ad un altra: in quale parte del mondo investire in aziende (azioni…) tecnologiche è più redditizio? Negli Stati Uniti, naturalmente! Gli investimenti in ricerca e sviluppo che le aziende europee fanno non sono neanche lontanamente paragonabili agli investimenti in ricerca e sviluppo fatti dalle aziende americane. Grazie a tali massicci investimenti, gli indici tecnologici americani hanno una crescita molto forte.

Bene. Ma quale indice dobbiamo scegliere? Anche questa domanda ha una risposta ovvia: l’indice Nasdaq. In realtà il Nasdaq non è un indice tecnologico puro. Ad esempio Expedia e Sturbucks, che hanno molto poco di tecnologico, fanno parte del Nasdaq. Ma pur non essendo un indice tencologico puro, il Nasdaq è un indice nel quale le azioni tecnologiche hanno un grandissimo peso.

Perchè abbiamo scelto il Nasdaq se non è un indice tecnologico puro? Per due motivi:

  • Storicamente il Nasdaq ha avuto delle performance ottime.
  • E’ l’indice tecnologico più vecchio (è stato creato nel 1971), e pertanto è il più affidabile.

L’ETF PowerShares QQQ

Scelto l’indice (il Nasdaq, appunto) dobbiamo scegliere un ETF. La nostra scelta cade sul noto ETF QQQ della PowerShares, per una serie di motivi:

  • E’ un etf fisico (vedi qui).
  • Possiede le prime 100 azioni non-finanziarie del Nasdaq; quindi possiede moltissime large cap tecnologiche.
  • Ha una performance annualizzata eccezionale.
  • E’ sul mercato da più di vent’anni.

Ecco l’andamento nel tempo di questo ETF:

qqq-storico

La linea arancione è una regressione dell’andamento del prezzo (per i più geek: dato che la scala del prezzo del QQQ è semi-logaritmica, la regressione non è lineare, ma bensì esponenziale). In verde invece potete vedere la bolla Dotcom (in Italia nota come “bolla di internet”).

Ora, chi ha dimestichezza con i grafici di borsa, dovrebbe notare la performance eccezionale del QQQ (a parte la bolla Dotcom, ovviamente). Per chi non ha dimestichezza con in grafici di borsa: il grafico ideale di un indice o di un titolo su scala semilogaritmica è una linea retta; potete vedere che, a parte la bolla Dotcom, il grafico del QQQ si avvicina molto alla linea retta arancione.

Naturalmente, anche il CAGR (il rendimento annuale composto) del QQQ è eccezionale: l’11,5% all’anno negli ultimi 26 anni!

Ma come possiamo evitare i “crolli” della borsa?

Sia ben chiaro: evitare i crolli è possibile solo in parte (tra poco vedremo come). Investire in un ETF tecnologico, come il QQQ, ci espone necessariamente a forte volatilità. Tutto ciò che possiamo fare è:

  • Tentare di diminuire la volatilità ed i Drawdown (i “crolli”).
  • Rimanere investiti per un periodo sufficientemente lungo (l’orizzonte temporale minimo è di 7 anni circa).

Come dicevo è possibile attenuare i crolli. Come? E’ piuttosto semplice, dovremo tenere sotto controllo il principale multiplo dell’ETF QQQ, il rapporto price-earnings (p/e).

Come il nome suggerisce, il p/e di un azione è il rapporto tra il prezzo di borsa di quell’azione ed il suo utile (tipicamente dell’ultimo anno). Allo stesso modo, il p/e di un indice è il rapporto tra prezzo totale delle azioni dell’indice e gli utili totali delle azioni dell’indice. Quindi, quando il p/e del QQQ sarà troppo alto l’indice è sopravalutato (le azioni del QQQ rendono poco rispetto al loro prezzo di borsa), quando è troppo basso, l’indice è sottovalutato (le azioni rendono molto rispetto al loro prezzo).

Ecco l’andamento del p/e del Nasdaq dal ’94 al 2014:

nasdaq-pe

Il p/e è la linea blu (la linea arancione è l’indice). Ora, supponete di aver usato dal ’94 ad oggi la seguente regola: non comprare il QQQ se il p/e supera 50; compra il QQQ se il p/e scende sotto 50. Questa semplice regola ci avrebbe impedito di comprare il QQQ nel ’98/’99, evitando così di rimanere intrappolati nel fortissimo mercato ribassista del 2000-2002 (il crollo più grave della storia del Nasdaq, con perdite che hanno raggiunto i quattro quinti del capitale iniziale).

Naturalmente ci sono stati altri drawdown (come quello del 2007-2008); tali crolli però sono sopportabili, dato il nostro orizzonte temporale d’investimento (che è di 7 anni e più).

Conclusioni

Investire in tecnologia (ed in particolare nell’ETF QQQ) è una possibilità che il piccolo investitore dovrebbe considerare e valutare, visti gli alti tassi di rendimento che questo settore può offrire. Tuttavia, a causa dei drawdown piuttosto forti, l’orizzonte di investimento dovrebbe essere di almeno 7 anni.

IMPORTANTE: leggi i Termini e Condizioni del sito!

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