Gli ETF azionari: un’alternativa alle azioni?

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In questo articolo vediamo cosa sono gli ETF azionari e l’importante ruolo che possono avere per il piccolo investitore. In particolare vedremo:

  • Quali sono le caratteristiche di un ETF azionario.
  • Perchè per il risparmiatore è più vantaggioso possedere un ETF di azioni che non comprare singole azioni.
  • Perchè di solito gli ETF azionari sono migliori dei fondi comuni azionari.

Se non avete letto i due articoli precedenti (Cos’è un ETF e I tipi di ETF presenti sul mercato) vi suggerisco di leggere almeno il primo (è un articolo introduttivo sugli ETF).

L’ETF azionario

Un ETF azionario replica l’andamento di un indice azionario di un certo paese (la Germania, poniamo) o di una certa area geografica (poniamo l’Europa). Ad esempio l’ETF Ishares Core Dax replica l’indice azionario tedesco DAX, l’insieme delle trenta azioni tedesche più importanti; L’Ishares Stoxx Europe 50 replica invece l’andamento dell’indice Euro Stoxx 50, l’insieme delle cinquanta azioni europee più capitalizzate.

Secondo noi, il piccolo investitore dovrebbe considerare soltanto ETF azionari fisici (vi rimando all’articolo introduttivo sugli ETF per una discussione dei tre tipi principali di ETF). Questo per due motivi:

  • L’ETF fisico è solitamente più sicuro.
  • L’ETF fisico riproduce l’andamento di un indice senza errori o con errori trascurabili.

Ma come funziona un ETF azionario fisico? Molto semplicemente, potete pensare ad un ETF azionario fisico come ad un fondo azionario “passivo”, che compra tutte le azioni dell’indice azionario di riferimento. Ad esempio l’ETF Ishares Core Dax possiede tutte le azioni dell’indice azionario tedesco DAX, nelle proporzioni in cui queste azioni fanno parte del DAX.

ETF azionario vs singole azioni

Molti piccoli investitori acquistano, o hanno acquistato singole azioni. Ma l’acquisto di un’ azione ha veramente senso per il piccolo investitore? La risposta breve è: “no”.

I money managers di successo (e la gran parte degli operatori istituzionali) comprano azioni. Tuttavia essi:

  • Acquistano un portafoglio di azioni (formato da almeno dieci azioni, ma solitamente sono di più).

  • Studiano in modo approfondito ogni azione del portafoglio, il che vuol dire: 1) analizzare i “fondamentali” dell’azione, ovvero il bilancio dell’azienda; verificare la qualità del management; etc. 2) analizzare l’andamento del prezzo (e/o dei volumi di scambio) dell’azione negli ultimi mesi/anni.

Ora, il piccolo investitore non segue questo tipo di approccio, e, tipicamente, non ha le conoscenze necessarie e/o il tempo necessario per seguirlo. Questo è il primo problema dell’investire direttamente in azioni.

Ma vi è anche un secondo problema. Avete presente Seat Pagine Gialle? In poco più di dieci anni le azioni di Pagine Gialle hanno perso più del 99% del loro valore. Purtroppo, questo caso non è isolato: ve ne sono stati molti altri sia sul mercato italiano che su quello americano. Ora, è naturale chiedersi: la stessa cosa può succedere ad un ETF azionario? La risposta è no, per due motivi. Il primo è che ovviamente è improbabile che più di un’azione di un indice vada a zero. Nella media mentre un’azione va a zero, le altre compensano, e l’ETF perde molto meno dell’azione che crolla.

Ma vi è un secondo meccanismo, più sottile ma importantissimo, che permette all’indice azionario (e quindi all’ETF) di non soffrire troppo a causa dei crolli delle singole azioni. Lo vediamo nel prossimo paragrafo.

sistema di investimento

Come funziona un indice azionario?

Già, come funziona un indice azionario? La risposta non è difficile in effetti, il problema è che nessuno si fa’ questa domanda!

Un indice azionario è un insieme di azioni, tipicamente pesate secondo la capitalizzazione. Ovvero un’azione più grande, che vale di più, ha più spazio nell’indice di una piccola azione. Ad esempio l’indice tedesco DAX l’indice delle trenta azioni tedesche più capitalizzate, è una media ponderata di ogni azione secondo la capitalizzazione di quest’ultima. Ad esempio Bayer, la nota multinazionale, vale ben il 7,6% dell’indice. Mentre Beiesdorf, che è una azienda più piccola e meno “importante”, vale solo lo 0,68% del DAX.

Bene. Ma come cambia il DAX nel tempo? Ci sono due importanti meccanismi da capire:

  • Quando un’azione perde valore, essa vale meno nell’indice: se ci pensate è ovvio che succeda. Ad esempio se (per assurdo) la Bayer dovesse entrare in crisi e perdere poniamo metà del suo valore di borsa, l’indice DAX verrebbe aggiornato e la Bayer varrebbe poco più del 3% del DAX.
  • Se un’azione del DAX dovesse crollare e non essere più tra le prime 45 azioni della borsa tedesca, essa verrebbe rimossa dall’indice DAX.

Ora pensate al caso di un’azione del DAX che crolla e continua a perdere valore senza sosta. Che succederebbe? Ben prima di perdere l’80/90% del proprio valore di borsa, tale azione verrebbe sottopesata nel DAX e subito dopo, ed è la cosa più importante, verrebbe rimossa dall’indice.

Ma gli indici azionari hanno anche un secondo vantaggio importante. Consideriamo ancora il DAX. Supponete che un’azione tedesca non presente nel DAX inizi a crescere in borsa. Quando tale azione diventa una delle 25 azioni tedesche più capitalizzate, essa viene inserita nel DAX.

Quindi: un’azione con un forte trend positivo viene inserita nel DAX, mentre un’azione con un trend negativo viene inizialmente sottopesata, e se il trend negativo continua viene tolta dal DAX. Questo significa che, come si dice in gergo, il DAX è un sistema di forza relativa.

Più in generale, tutti gli indici ponderati ben costruiti, come il DAX e come l’indice azionario americano S&P 500, hanno le due caratteristiche appena descritte, e sono per questo sistemi di forza relativa. Questo fatto è di fondamentale importanza. Poichè implica che un indice azionario (ben costruito) di un certo paese avrà, nel tempo, una performance migliore della performance media della azioni di quel paese.

Per una serie di motivi (ma direi anche per incompetenza…) nessun giornalista finanziario, economista, o blogger vi racconta e vi spiega questa fondamentale caratteristica degli indici azionari. Caratteristica che però fa si che gli ETF azionari (che replicano gli indici azionari), abbiano performance ottime, molto spesso migliori dei vari fondi comuni azionari.

ETF azionari vs fondi comuni azionari

Ho già scritto un articolo sui fondi comuni, e su come essi siano di solito inferiori agli ETF (ecco l’articolo). Pertanto, in questo paragrafo vediamo solo brevemente i vantaggi degli ETF azionari rispetto ai fondi comuni azionari.

Innanzi tutto: cos’è un fondo comune azionario? E’ un fondo a gestione attiva, nel quale il gestore compra un insieme di azioni relative ad un indice azionario, nel tentativo di sovraperformare quell’indice.

E qui incontriamo subito il problema dei fondi comuni azionari: nel medio periodo (5-10 anni) il 70% dei fondi comuni azionari fa peggio dei rispettivi indici azionari (vedi qui i dati). Il meccanismo è semplice. Per una serie di motivi, il gestore del fondo non riesce a sovraperformare l’indice azionario, o se il fondo sovraperforma l’indice lo fa di pochissimo. Solo che il fondo ha dei costi di gestione non trascurabili: addirittura in Italia si può arrivare al 3% annuale! Ed è proprio a causa del costo di gestione che i fondi tendenzialmente sottoperformano gli indici.

Ora, se i fondi sottoperformano gli indici, tanto vale comprare un ETF azionario fisico, per il semplice motivo che un ETF azionario fisico, grazie ai costi di gestione contenuti (si trovano facilmente ETF con costi annuali dello 0,2%) riproduce quasi esattamente l’indice azionario di riferimento.

Conclusioni

Secondo noi, per i motivi esposti in questo articolo acquistare singole azioni non è vantaggioso per il piccolo investitore. Nella grande maggioranza dei casi, gli ETF azionari sono un’alternativa migliore per i risparmiatori.

IMPORTANTE: leggi i Termini e Condizioni del sito!

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