I tipi di ETF presenti sul mercato

tramonto

Nel primo articolo sugli ETF abbiamo visto quali sono le caratteristiche principali di questo strumento finanziario. In questo articolo descriviamo i vari tipi di ETF presenti sul mercato.

Già nel primo articolo abbiamo presentato una prima distinzione basata sul metodo di replica di un ETF rispetto al suo indice di riferimento (abbiamo detto che esistono ETF fisici, ETF sintetici ed ETN. Vedi qui). In questo articolo vediamo altri tre criteri di categorizzazione degli ETF: i tipi di ETF in base all’asset class che riproducono; ETF semplici vs ETF strutturati; e infine la distinzione tra ETF attivi e passivi.

Classificazione per tipo di asset class

Sono pronto a scommettere che la maggior parte di voi conosce, almeno a grandi linee, gli ETF azionari e magari gli ETF obbligazionari. Tuttavia, esistono ETF per ogni asset class:

  • ETF azionari. Un ETF azionario riproduce un indice azionario di un qualche tipo. Ciò non vuol dire che un ETF azionario debba riprodurre l’intero indice azionario di un paese; vi sono ETF che riproducono sotto-indici dell’indice azionario del paese (anzi, come vedremo in un prossimo articolo questa è, di fatto, la regola).

  • ETF obbligazionari. E’ un ETF che riproduce l’indice di un paniere di obbligazioni emesse da aziende. Tipicamente l’ETF obligazionario raccogli le cedole relative alle obbligazioni, e le restituisce in forma di dividendi dell’ETF.

  • ETF di titoli di stato. Simili agli obbligazionari, riproducono un paniere di titoli di stato, solitamente di un insieme di paesi geograficamente vicini (anche se non è detto). Per quanto riguarda i dividenti, gli ETF governativi si comportano come gli ETF obbligazionari.

  • ETF di materie prime. Riproducono l’andamento di una singola materia prima, o di un paniere di materie prime.

  • ETF forex. Permettono di posizionarsi sul mercato delle valute. Solitamente, sono ETF a leva, dato che molti cambi valutari “si muovono poco” (è una prassi standard nel forex usare posizioni a leva).

  • ETF di volatilità. Permettono di comprare o “shortare” volatilità. Ad oggi sono disponibili solo per il mercato americano. Sono comunque ETF esotici (i più famosi sono lo ZIV e lo XIV, specialmente questultimo). Attenzione: sono strumenti molto volatili e non sono adatti al piccolo investitore.

  • ETF immobiliari (REIT). Permettono di prendere una posizione sul mercato immobiliare, e, in un certo senso, assomigliano ai fondi immobiliari. Cercano di distribuire dividendi relativamente alti (specialmenti quelli americani). Attenzione: alcuni REIT hanno una forte esposizione al mercato dei mutui cartolarizzati; quelli che hanno causato la crisi del 2008, per intenderci.

ETF semplici ed ETF complessi

Introduciamo ora altre due categorie di ETF. Se un ETF replica il prezzo di un singolo asset o titolo (ad esempio, la maggior parte degli ETF di materie prime replicano il prezzo di una singola materia prima; il grano, il gas natural, il petrolio, etc.), oppure se un ETF replica il prezzo di un paniere di azioni/assets (come l’ETF SPY, che replica l’andamento dell’S&P 500, un paniere di 500 azioni), chiameremo tale ETF semplice. Gli ETF semplici si limitano a replicare il prezzo di un singolo titolo (azione o asset) o di un paniere di titoli.

Oltre agli ETF semplici, esistono degli ETF strutturati. Caratteristica fondamentale degli ETF strutturati, è che tali ETF non si limitano a riprodurre l’andamento di un titolo (asset o azione) o di un paniere di titoli (assets o azioni), ma bensì introducono una strategia di acquisto sui titoli di riferimento. Tale strategia è solitamente “meccanica”, ovvero è formata da un insieme di regole semplici e ben definite.

Possiamo suddividere gli ETF strutturati in tre categorie distinte:

  • ETF a leva: l’ETF a leva introduce una leva finanziaria sul titolo o sul paniere di titoli di riferimento. Ad esempio, l’ETF BUND2L, che utilizziamo nel nostro sistema di investimento gratuito, riproduce il Bund Tedesco con leva due. Questo significa che l’ETF cerca di replicare di un fattore 2 l’andamento (ovvero i profitti e le perdite) del bund tedesco.
  • ETF short: l’ETF short cerca di riprodurre un andamento esattamente inverso a quello del titolo, o del paniere di titoli, di riferimento. Ad esempio l’ETF XSDX cerca di riprodurre l’andamento inverso dell’indice azionario tedesco DAX.
  • ETF smart-beta: sono quasi esclusivamente ETF azionari, che applicano una sorta di “selezione intelligente” rispetto ad un paniere/indice di titoli di riferimento. Ad esempio, l’ETF QCEU ha come indice di riferimento l’indice azionario MSCI Europe, ma di tale indici riproduce solo quelle azioni che superano certi criteri di qualità definiti in modo molto chiaro e preciso, ed implementati in modo meccanico.

Per quanto riguarda gli ETF a leva e quelli short, è molto importante notare che nella stragrande maggioranza dei casi, tali ETF riproducono con una leva, o all’inverso, la performance giornaliera dell’indice di riferimento. Ciò significa che quando si tengono in portafoglio per un periodo di tempo prolungato, possono non replicare fedelmente l’indice di riferimento.

Comunque, dedicheremo un articolo sia agli ETF a leva e short, sia agli ETF smart-beta, data l’importanza di questi argomenti.

ETF attivi vs ETF passivi

La stragrande maggioranza degli ETF sul mercato sono passivi. Gli ETF passivi, come il nome suggerisce, hanno una gestione passiva. Non c’è un un board che si riunisce e decide come gestire l’ETF. L’ETF passivo non ha alcun bisogno di essere gestito, dato che tutte le decisioni relative alla gestione sono prese secondo un algoritmo stabilito a priori (ovvero secondo regole meccaniche).

Questo non è vero per gli ETF attivi. L’ETF attivo è dotato di un board di gestione che prende decisioni sulle operazioni di compravendita dei titoli. L’ETF attivo ha una gestione attiva.

Non mi voglio soffermare più di tanto sugli ETF attivi perchè, secondo noi, sono uno strumento inferiore agli ETF passivi. I motivi sono vari:

  • Gli ETF a gestione attiva presenti sul mercato sono pochissimi, rispetto a quelli a gestione passiva.
  • La gestione passiva ha un costo minore della gestione attiva (direi di circa l’1% all’anno, anche se ovviamente è un dato di massima).
  • Non vi è alcuna prova, ad oggi, che gli ETF attivi abbiano una performance superiore a quella dei passivi.
  • Infine, è difficile valutare la performance nel tempo di un ETF attivo, poichè se nel futuro dovesse cambiare il board di gestione, l’ETF potrebbe avere una performance diversa (questo ovviamente non si può verificare nel caso di un ETF passivo, che viene gestito sempre secondo regole meccaniche prestabilite).

Conclusioni

Speriamo di non avervi annoiato troppo con questo articolo. D’altronde, per il piccolo investitore che intende investire in ETF è fondamentale capire quali sono i vari tipi di ETF presenti sul mercato. Il prossimo articolo riguarderà una categoria di ETF molto importante: gli ETF azionari.

IMPORTANTE: Leggi i Termini e le Condizioni del Sito!

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