Cos’è un ETF?

etfincreasing

Questo è il primo di una serie di articoli nei quali spiegheremo cos’è un ETF, e come il piccolo investitore può avvantaggiarsi dall’uso di questo strumento. L’idea è quella di fornirvi una sorta di guida agli ETF, suddivisa in più articoli.

Gli ETF: le basi

Gli ETF, acronimo di Exchange Traded Funds, sono presenti sui mercati finanziari da più di due decenni, e costituiscono uno dei più importanti strumenti di investimento sia per i piccoli risparmiatori, sia per gli operatori istituzionali (banche, grandi investitori, trading firms, etc.).

In questo articolo ci limiteremo agli ETF passivi, che sono la stragrande maggioranza (accenneremo agli ETF attivi in un prossimo articolo). Pertanto utilizzeremo il termine ‘ETF’ come sinonimo di ‘ETF passivo’.

Bene. Ma che cos’è un ETF? E’ uno strumento finanziario con tre caratteristiche molto importanti:

  • L’obiettivo principale di un ETF è riprodurre l’andamento di un certo indice di riferimento. Ad esempio, l’ETF SPY riproduce l’indice azionario americano delle 500 aziende più capitalizzate degli Stati Uniti (l’indice S&P 500).

  • Un ETF può essere venduto e comprato come un’azione. All’atto pratico non vi è alcuna differenza tra comprare e vendere un certo numero di quote dell’ETF SPY e comprare e vendere azioni di Apple (ad esempio).

  • Ogni ETF ha una commissione di gestione annuale espressa in percentuale (g). Per stimare il costo di possedere un certo ETF (costo di possesso), è sufficiente calcolare il numero di anni (incluse le parti di anni) nei quali si possiede tale ETF, e calcolare il valore medio in euro (o dollari) dell’ETF in questo periodo. Successivamente si procederà a calcolare la percentuale g del prodotto di due fattori: il numero di anni di possesso ed il valore medio dell’ETF. E’ molto più difficile a dirsi che a farsi! Ad esempio l’ETF SPY ha una commissione di gestione annuale dello 0,11%; se un investitore possiede 100.000$ di SPY per un anno e 6 mesi (1,5 anni), il costo di possesso per lo SPY sarà parì allo 0,11% di  100.000$*1,5,  ovvero lo 0,11% di 150.000$, cioè 165$ (NOTA: Il costo di possesso viene pagato all’emittente dell’ETF, che può essere una banca o un altro operatore istituzionale, anche se ovviamente ci penserà la vostra banca o il vostro broker ad effettuare questo pagamento).

Dato che un ETF viene venduto e comprato come un’azione, il costo totale di possedere un ETF è dato dalla somma del costo di possesso e dei costi di comprare/vendere l’ETF tramite il proprio broker.

I tre tipi di ETF

Abbiamo detto che lo scopo principale di un ETF è quello di riprodurre un certo indice (ad esempio un indice azionario). Ma come fa un ETF a conseguire questo obbiettivo? Esistono tre tipi di ETF, ed ognuno utilizza un approccio completamente diverso per riprodurre l’indice di riferimento. Eccoli:

  • L’ETF fisico, che è anche il più diffuso, si limita a comprare tutti i titoli dell’indice corrispondente. Ad esempio, l’ETF QQQ compra tutte le azioni del suo indice di riferimento, l’indice azionario Nasdaq 100.

  • L’ETF sintetico, utilizza dei derivati per riprodurre l’andamento dell’indice di riferimento. Tipicamente, l’emittente/gestore dell’ETF stipula un accordo swap con una banca, la quale si impegna a depositare su una specie di conto corrente una quantità di denaro proporzionale all’andamendo dell’indice di riferimento dell’ETF. In cambio, l’emittente/gestore dell’ETF si impegna a pagare una commissione annuale alla banca (NOTA: questa descrizione è molto semplificata; in realtà il meccanismi di funzionamento di questi ETF sono più complessi ed eterogenei).

  • L’ETN (Exchange Traded Note) è un semplice “pagherò”, col quale l’emittente/gestore dell’ETN si impegna a rimborsare l’ETN ad una data prestabilita: l’ETN ha una scadenza, ovvero una data di rimborso.

Ora, secondo noi, non tutti e tre i tipi di ETF sono adatti al piccolo investitore. Egli dovrebbe utilizzare principalmente l’ETF fisico; dovrebbe utilizzare ETF sintetici soltanto in alcuni casi specifici, e solo se ha ben compreso come l’ETF sintetico utilizza i derivati per riprodurre l’indice; mentre non dovrebbe utilizzare affatto gli ETN. Infatti, gli ETN comportano un rischio molto elevato: nel caso di fallimento dell’emittente/gestore il valore dell’ETN, che è di fatto un “pagherò”, potrebbe andare a zero.

Gli ETF fisici, sono a) intrinsecamente più sicuri, per il semplice fatto che possiedono tutti i titoli dell’indice di riferimento, e b) nella stragrande maggioranza dei casi riproducono molto bene l’indice di riferimento (hanno un errore di tracking molto contenuto, come si dice in gergo).

Il meccanismo di creation/redemption

Il testo che segue contiene spiegazioni tecniche. Se non siete interessati ai dettagli del meccanismo di creation/redemption, potete andare direttamente al doppio rombo sotto

Abbiamo visto che gli ETF vengono comprati e venduti nello stesso modo in cui si comprano e si vendone le azioni. E’ ovvio però che gli ETF prima di poter essere scambiati (comprati o venduti), devono essere creati. Come vengono creati gli ETF?

Alcuni operatori istituzionali sono abilitati alla creazione ed alla “distruzione” di quote di ETF (questo meccanismo è noto come creation/redemption). Come funziona il meccanismo di creation/redemption? Inziamo dalla creazione di quote. Per semplicità, ci limiteremo al caso degli ETF fisici azionari.

Per creare diciamo n quote di un ETF, un operatore abilitato acquista sul mercato tutte le azioni che sono parte dell’indice azionario di riferimento dell’ETF, nella proporzione in cui sono presenti nell’indice. Quando i mercati azionari sono chiusi, l’operatore scambia le azioni appena acquistate con n quote dell’ETF con l’emittente/gestore dell’ETF (l’emittente/gestore crea le n quote dal nulla). In seguito l’operatore abilitato vende le n quote agli investitori.

Il meccanismo di redemption è speculare. Per “distruggere” n quote di un ETF, un operatore abilitato contatta il gestore/emittente, e scambia con quest’ultimo le sue n quote con un numero di azioni equivalente. Successivamente, l’operatore vende sul mercato azionario le azioni ricevute dal gestore/emittente.

Il meccanismo di creation/redemption, opportunamente modificato, si estende anche agli ETF sintetici.

♦♦ Ma all’atto pratico, perchè dovremmo essere interessati al meccanismo di creation/redemption? Per capirlo, dobbiamo prima capire cos’è il NAV di un ETF. Il NAV (Net Asset Value) di un ETF è il valore monetario dell’indice di riferimento dell’ETF. Nel caso di un ETF fisico azionario, il NAV di una singola quota è il valore totale di tutte le azioni che una quota dell’ETF possiede.

Ora, per ovvi motivi è importante che un ETF valga quanto il suo NAV. Se questo non accadesse, se l’ETF deviasse significativamente dal suo NAV, sarebbe un fatto gravissimo. Questa possibilità è però di fatto eliminata dal meccanismo di creation/redemption. Affinchè però il meccanismo di creation/redemption sia efficiente, è importante scegliere un ETF il cui volume di trading giornaliero non sia troppo basso (gli operatori istituzionali che implementano il meccanismo di creation/redemption non sono interessati ad operare su ETF con volumi di scambio troppo bassi, per ovvi motivi).

In questo primo articolo abbiamo spiegato cos’è un ETF, e quali sono le caretteristiche principali di tale strumento. Nel prossimo articolo ci focalizzeremo sulle varie asset class (obbligazioni, titoli di stato, azioni, materie prime, etc.) e sui relativi ETF.

IMPORTANTE: Leggi i Termini e le Condizioni del Sito!

Aiutaci a crescere, condividi l’articolo:

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedin

Be the first to comment on "Cos’è un ETF?"

Leave a comment

Your email address will not be published.