Cos’è il trading?

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Questo è il primo di due articoli in cui parleremo di trading dal punto di vista del piccolo investitore. Ma innanzi tutto: cos’è il trading? Per trading intendiamo l’aquisto di futures, azioni, o altri strumenti finanziari (come ad esempio le opzioni) per un periodo che va da poche ore ad alcuni giorni (trading di brevissimo periodo), o per un periodo che va da 3-5 giorni ad alcune settimane (trading di breve periodo).

I sistemi di trading (di breve o di brevissimo periodo) sono di solito basati sulla cosidetta analisi tecnica (l’analisi dei grafici del prezzo e del volume degli scambi; eventualmente affiancata dall’uso di indicatori calcolati matematicamente); ma possono essere usati anche altri strumenti di analisi, come ad esempio lo studio del book degli ordini.

Cos’è il trading di brevissimo periodo?

Il trading di brevissimo periodo (pochi minuti/ore o al più pochi giorni) può essere di due tipi: discrezionale (fatto da un umano) e algoritmico (fatto da un computer). Iniziamo dal trading discrezionale.
Consideriamo un bravo trader, e supponiamo che tale trader sia profittevole per un periodo anche lungo, poniamo per vari anni. Che succede quando si materializza un evento catastrofico come il 19 ottobre 1987, quando il mercato azionario americano ha subito un crollo del -20%, o il 6 maggio 2010, quando l’indice ha subito un crollo intraday del -10%? E’ molto semplice: qualunque trader di brevissimo periodo che è long sul mercato e sta utilizzando una larga parte del proprio capitale, viene spazzato via (gli stop loss non vengono presi ed il trader si ritrova con una perdita catrastofica, o con un conto azzerato nel caso peggiore).
Ora, i gruppi di trader professionisti si cautelano da questa evenienza con due strategie: operano su asset scorrelati o inversamente correlati, come l’azionario e le opzioni e fanno trading rischiando solo una piccolissima parte del proprio capitale. Idealmente ogni trader (appartenente ad un gruppo) dovrebbe “fare il suo”, ovvero i singoli traders dovrebbero tradare ognuno una singola asset class, investendo solo una piccola parte del capitale a disposizione.
Ciò detto, vi pare possibile che un piccolo investitore metta in atto, da solo, questo modus operandi? Ovviamente è irrealistico pensarlo. Inoltre, dato che (ovviamente) un piccolo trader/investitore compie operazioni molto più piccole di un trader professionista, le commissioni di compravendita avranno un impatto molto più grande sul piccolo investitore che non sul trader professionista. Per concludere: il trading discrezionale di brevissimo periodo non è adatto al piccolo investitore/trader.

Il trading algoritmico di brevissimo periodo

Il trading algoritmico, o meccanico, di breve periodo è, come il nome suggerisce, appannaggio dei computer. Naturalmente, dato che i computer si limitano a vendere e comprare titoli secondo un certo programma (un algoritmo, appunto) gli strumenti di analisi su cui si basano tali programmi sono diversi da quelli utilizzati da trader umani.
Le problematiche del trading algoritmico di brevissimo periodo sono però piuttosto simili a quelle del trading di brevissimo periodo tradizionale. Ovvero: è necessario operare su una serie di strategie scorrelate, allocando una piccola parte del capitale disponibile su ogni singola strategia.
E per quanto riguarda il piccolo investitore? In teoria, il piccolo investitore potrebbe rivolgersi ad un professionista che a) implementi gli algoritmi di trading necessari e che b) utilizzi delle strategie di trading scorrelate e robuste. Tuttavia, tipicamente questi professionisti (o perlomeno i migliori di loro) lavorano per high net worth individuals (per i ricchi!) o per gli hedge funds; non lavorano per i piccoli investitori, che non potrebbero permettersi le loro parcelle.

Cos’è il trading di breve periodo?

Il trading di breve periodo è certamente più “facile” del trading di brevissimo periodo, e presenta una serie di vantaggi rispetto a quest’ultimo. In primis, il trader di breve periodo è meno esposto ai crolli del mercato di quanto non lo sia il trader di brevissimo periodo. Meno esposto non significa che non riporterà delle perdite; significa che riporterà delle perdite, ma che tali perdite probabilmente non saranno catastrofiche.

Purtroppo anche il trading di breve periodo è problematico. Ad esempio, da quanto abbiamo visto, alcuni trader “amatoriali” attratti dalle performance mirabolanti di certi sistemi venduti su internet non ne verificano il grado di robustezza, e la performance reale. In seguito tali traders sfortunatamente perdono molti soldi usando tali sistemi!

Nel secondo articolo sul trading parliamo di tre importanti problemi che affliggono sia il trading di breve che il trading di brevissimo: la gestione dei drawdown (le perdite consecutive), l’emotività, e il forte impatto delle commissioni sui guadagni.

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