Come va l’economia italiana?

Secondo il nostro simpatico presidente del consiglio, l’economia italiana è in piena ripresa. Purtroppo, però, le cose non stanno così. In questo articolo discutiamo due gravi problemi che affliggono la nostra economia, e vediamo quali sono le possibili soluzioni.

Il PIL europeo

Iniziamo dal PIL dell’Eurozona (l’area dell’Euro). Ecco il PIL reale (depurato dell’inflazione) dell’Eurozona.

eurozona

Come si vede dal grafico, il PIL (reale) dell’Eurozona è cresciuto a partire dal 2013, dopo la fine della crisi europea iniziata nel 2011. Non si tratta di una gran crescita (siamo sotto l’1,5% all’anno), ma pur sempre di una crescita.

Dal grafico si vede anche un’altra cosa: l’economia europea esibisce dei cicli piuttosto chiari. Proprio come la borsa (vedi qui), l’economia di un’area geografica sufficentemente vasta (come l’Europa) attraversa dei cicli di crescita e di decrescita. Nel grafico si vede chiaramente il ciclo che va dalla fine del 2009 al 2013; mentre del ciclo economico attuale vediamo solo l’inizio (che risale al tardo 2013). La presenza di questi cicli è ben nota, ed è risaputo che tali cicli hanno una durata di 4-6 anni.

Il problema è che il ciclo in cui ci troviamo attualmente è iniziato da tre anni, quindi ha (probabilmente) circa 1-3 anni per concludersi. Purtroppo, mentre la prima parte del ciclo economico è di espansione, la seconda parte è di contrazione. Pertanto anche se la crescita del PIL dell’eurozona per il momento non diminusce, è probabile che entro pochi trimestri l’Europa entrerà nella fase calante del ciclo economico.

Il PIL italiano

Ovviamente, essendo l’Italia uno dei paesi più importanti dell’Eurozona, i cicli economici dell’Italia sono “sincronizzati” con i cicli economici dell’Eurozona. Ecco infatti il grafico del PIL reale italiano:

italia PIL

che esibisce gli stessi cicli economici del PIL dell’Eurozona. In realtà, è possibile che il ciclo economico italiano in cui ci troviamo sia iniziato nel 2015 (il ciclo è talmente debole che non ci consente di capire se sia iniziato nel 2013, come in Europa, o appunto nel 2015).

Ma sia come sia: quando il ciclo economico europeo comincerà ad invertire rotta, ovvero a contrarsi, l’Italia non potrà non risentirne negativamente.

Per quanto riguarda invece il PIL italiano in se, be’, potete vedere che dal 2013 ad oggi esso è debolissimo, e di certo è ridicolo per ora parlare di ripresa dell’economia (come fanno alcuni politici).

Ma fatemelo ripetere perchè è un punto importante: quando avremo contro il ciclo del PIL europeo, ovvero quando il PIL europeo comincerà a contrarsi, anche il PIL italiano non potrà che peggiorare.

Il debito pubblico italiano

Quando si parla di debito pubblico di uno stato, solitamente non si parla di un valore assoluto, ma del rapporto del debito sul PIL. Ecco il grafico del rapporto debito-PIL per l’Italia:

debitoPIL

Purtroppo, il rapporto debito-PIL ha un trend ascendente, e siamo quasi in area 135%, un valore piuttosto alto.

Ma perchè un alto debito-PIL è un problema? Badate che la risposta non è ovvia. Ad esempio, per un paese come gli Stati Uniti, che hanno un alto rapporto debito su PIL, il problema non si pone, o comunque è molto meno serio. Perchè? Perchè gli Stati Uniti hanno una banca centrale propria, la Federal Reserve, che può facilmente tenere a bada il debito, in due modi: monetizzandolo, ovvero comprando titoli di stato con moneta creata dal nulla, e “buttando via” tali titoli; o tenendo l’interesse sui titoli di stato molto basso. L’Italia non può fare niente di tutto questo.

Come osserva Soros, l’Italia è come un paese del terzo mondo, che deve vendere i propri titoli di stato direttamente sul mercato.

La tripla faccia del debito pubblico

La questione del debito pubblico italiano ha tre facce. La prima faccia è il fatto che il debito pubblico è, come detto, un rapporto. Quindi, una crescita del PIL farebbe abbassare il rapporto debito-PIL, come è ovvio. Il problema è che il PIL italiano non ne vuole sapere di crescere. Quindi per ora è impossibile che il rapporto debito-PIL scenda grazie ad un aumento del PIL!

La seconda faccia del problema è che non riuscendo a controllare il tasso di interesse sul debito (come detto, non abbiamo più una banca centrale che lo possa fare), ogni anno dobbiamo pagare degli interessi su questo benedetto debito. Gli interessi che l’Italia deve pagare ogni anno sono 70 miliardi (secondo l’ultimo dato disponibile), circa il 4% del PIL italiano.

Questo è un problema, perchè al momento Mario Draghi ci sta “aiutando” tenendo gli interessi sul debito relativamente bassi. Ma se Draghi cambia idea? che succederà agli interessi sul debito? E se tali interessi raddoppiassero? (cosa che può benissimo accadere se Draghi interrompe la sua politica)

La terza faccia è la bassissima inflazione dell’Eurozona e quindi dell’Italia. Perchè è un problema per il debito pubblico? Perchè il debito è un rapporto, e per diminuire un rapporto o si diminuisce il numeratore (il debito in se) o si aumenta il denominatore (il PIL). Se c’è inflazione, il PIL viene “gonfiato” da questa, perchè un aumento dei prezzi automaticamente aumenta il PIL. Problema: in Italia, come in eurozona, non c’è inflazione!

Esistono soluzioni?

Secondo noi ne esiste una sola: investire in ricerca tecnologica e scientifica. Uno sviluppo tecnologico e scientifico infatti ci permetterebbe di entrare nella farmaceutica, nell’avionics, nelle biotecnologie, nell’informatica, etc. Ovvero ci permetterebbe di competere alla pari con Stati Uniti, Germania, Giappone, Sud Corea. Questi sono paesi che hanno poco o nulla da temere dalla liberalizzazione del commercio mondiale, perchè nessuno può competere con loro (in Cina non si fanno farmaci, e in India non si progettano e/o costruiscono aerei…).

L’alternativa per l’Italia è rimanere così com’è, e competere con paesi quali l’India, il Bangladesh, l’est Europa, la Cina, etc. Ma sapete come si compete con questi paesi? Abbassando i salari.

E’ vero che ci sono distretti industriali d’eccellenza in Italia, soprattutto nel nord e nel centro. Questi distretti possono competere ad armi pari con la Germania, ad esempio. Ma sono una minoranza, e il resto dell’Italia non lo può fare.

Investire in tecnologia ci permetterebbe di aumentare di molto l’export e quindi di far crescere il PIL; il tutto senza toccare i salari. L’aumento del PIL risolverebbe il problema della bassa crescita dell’economia italiana (ovviamente), ed abbasserebbe il rapporto del debito pubblico sul PIL.

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