La finanza e il buon senso

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La finanza speculativa e la borsa sono davvero così difficili come di solito si crede? Si e no. Si, perchè elaborare modelli di investimento la cui performance sia di ottimo livello non è uno scherzo, e bisogna prendere in considerazione ed ottimizzare una serie di aspetti (rendimento, perdite, numero di operazioni, etc.). No, invece, se ci si accontenta di avere rendimenti decenti senza al contempo correre rischi eccessivi. In questo articolo ci occupiamo di questo secondo punto. Vedremo che utilizzando il semplice buon senso, è possibile investire conseguendo risultati di discreto livello.

I fondi di investimento

Come abbiamo visto in due articoli precedenti (primo articolo, secondo articolo), i fondi di investimento azionari costituiscono un  investimento mediocre (scusate il gioco di parole). Basta guardare i dati. Nel secondo articolo abbiamo visto che la maggior parte dei fondi azionari performano peggio degli indici di riferimento. Ma allora, a questo punto conviene lasciare perdere i fondi comuni e acquistare degli ETF, i quali non fanno altro che riprodurre degli indici. Inoltre, gli ETF tipicamente hanno costi annuali di gestione molto più bassi (per i motivi spiegati nel primo articolo).

Morale: con il buon senso, ed usando dati di pubblico dominio, scopriamo che gli ETF azionari costituiscono un investimento migliore dei fondi comuni.

Ha senso comprare azioni italiane?

Anche a causa dei crolli di borsa del 2001-2002 e del 2008, molte persone sembrano considerare le azioni alla stregua di pezzi di carta che possono perdere valore da un momento all’altro. Ma le azioni non sono pezzi di carta; sono quote di società che producono beni o servizi e che generano utili. E’ vero che il valore di una singola azione (in casi rari) può andare a zero. Ma se si acquista un paniere di azioni sufficientemente grande, ad esempio con un ETF azionario, questo rischio non sussiste: per una singola azione del paniere che va a zero, un’altra raddoppia.

Bene. Ma se le azioni sono quote di società, perchè non andiamo ad investire in azioni tedesche, visto che la germania è la nazione europea con l’economia migliore? Non è semplice buon senso?

Ma andiamo a vedere l’andamento dell’indice azionario Italiano (il MIB 40) e quello dell’indice azionario tedesco, il DAX 30. Questo è l’andamento dell’indice italiano:

MIB40

E questo è l’andamento dell’indice tedesco:

DAX

Purtroppo, per l’indice italiano i dati si fermano al 1999. Le due rette rosse nei grafici rappresentano l’andamento dei due indici (sono regressioni esponenziali, considerando che i dati dei grafici sono in scala semi-logaritmica). Ora, ci vuole davvero Warren Buffett per capire su quale dei due mercati azionari è meglio investire? Ovviamente no, basta il buon senso: un mercato è in crescita, l’altro è in decrescita!

Eppure solo negli ultimi mesi ho parlato con una serie di persone che posseggono principalmente azioni italiane, nello specifico azioni dell’indice MIB 40…

Cosa è meglio: azioni, obligazioni, materie prime o forex?

Ovvero: per il piccolo investitore è meglio possedere azioni, obbligazioni, materie prime o posizioni sui cambi? Appelliamoci di nuovo al buon senso. Che possiamo dire delle obbligazioni? Be’, un’obbligazione è un prestito ad un azienda, o ad uno stato; ovvero si diventa creditori di un’azienda o di uno stato, fin che, ad una data prestabilita, tale credito viene restituito. Che rischio può avere un’obbligazione? Il rischio di fallimento dell’emittente, naturalmente. Ora, comprare una singola obligazione ha dei potenziali rischi, anche a causa delle agenzie di rating, che negli ultimi anni si sono dimostrate un poco cialtrone. Ma comprare un paniere di obligazioni di enti (stati o aziende) relativamente solidi è un’operazione poco rischiosa.

Passiamo alle azioni. Per il singolo investitore, comprare un’azione singola è certamente un rischio. Tuttavia, anche comprare un paniere di azioni è un potenziale rischio (vedi il caso dell’indice azionario italiano discusso sopra: comprare un gruppo di azioni dall’indice MIB è certamente rischioso). Tuttavia, attraverso una differenziazione geografica appropriata (possibilmente a livello di continente) è possibile mitigare di molto i rischi. Parleremo di questo aspetto in un apposito articolo, ma intuitivamente, acquistare azioni di tutta l’europa o di tutti gli Stati Uniti non può esporci a grandi rischi, a meno di una forte crisi economica persistente peggiore di quella del 2008-2009. Ma in quel caso avremo altro di cui preoccuparci!

Sempre appellandoci al buon senso, possiamo anche affermare che il piccolo investitore non dovrebbe possedere materie prime (o meglio futures o ETF sulle materie prime). E, analogamente, il piccolo investitore non dovrebbe esporsi alle fluttuazioni dei cambi valutari, che sono volatili e poco prevedibili.

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