La “stagionalità” dei mercati azionari

bulls bears

Tra gli operatori di borsa americani c’è un detto piuttosto noto: “sell in may and go away” (letteralmente: “vendi a maggio e vattene”). Perchè un investitore dovrebbe vendere le proprie azioni a maggio? La risposta è che dovrebbe farlo perchè ci guadagna.

Cos’è la stagionalità?

La stagionalità, in borsa, non è nient’altro che la tendenza, per un determinato mercato o asset, a performare meglio in un certo periodo dell’anno, e peggio in un altro. Ad esempio, il grafico seguente mostra la performance dei futures dell’oro al variare del periodo dell’anno:

gold

Come si vede, il prezzo dell’oro tende a salire da settembre a febbraio (freccie verdi nel grafico), e a scendere da marzo ad agosto. Ma come si costruisce un grafico stagionale di un asset? Semplicemente si prende in esame un periodo di tot anni (nel caso dell’oro si è esaminato il periodo che va dal 1990 al 2009, quindi vent’anni). Poi si fa una media, per ogni anno, del prezzo di ogni giorno dell’anno (si prende l’1 gennaio del 1990, l’1 gennaio del 1991, l’1 gennaio del 1992, etc.; la stessa cosa si fa con il 2 gennaio; poi con il 3 gennaio… …fino al 31 dicembre). Si può così costruire il grafico stagionale riferito ad un certo lasso di tempo (vent’anni appunto, nel caso dell’oro).

Vi è anche un secondo tipo di stagionalità, che è praticamente sconosciuta alla grande maggioranza dei trader non professionisti ed ai piccoli investitori. E’ la stagionalità di breve/brevissimo periodo. Ad esempio, si può misurare come un certo asset performa nell’arco della settimana (qual’è il giorno della settimana in cui mediamente tale asset guadagna di più? qual’è quello in cui perde di più?). Non solo. Si può anche misurare se un certo asset tende a guadagnare/perdere maggiormente durante l’apertura dei mercati (alla mattina) o alla chiusura (alla sera).

Tuttavia in questo articolo preferiamo tralasciare questo secondo tipo di stagionalità (che è più tecnica e più adatta al trading di breve periodo), e ci concentriamo sulla stagionalità propriamente intesa, ovvero sulle variazioni di performance di un asset nei vari periodi dell’anno.

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La stagionalità del mercato azionario

Abbiamo appena visto che il prezzo dell’oro esibisce una stagionalità. Tuttavia, empiricamente e nella pratica ci siamo accorti che negli ultimi dieci anni circa, i prezzi dell’oro e delle altre materie prime hanno un comportamento molto poco regolare, e che non è facile sfruttare la stagionalità di questi assets. Questa è anche la conclusione a cui sono giunti molti altri analisti. In sostanza, sta diventando sempre più difficile sfruttare i pattern stagionali delle materie prime.

Al contrario, il mercato azionario continua a comportarsi con regolarità, ed i pattern stagionali continuano a funzionare. Inoltre, i grafici stagionali del mercato azionario sono molto chiari e regolari. Ecco ad esempio il grafico stagionale dell’indice azionario americano S&P 500 (l’indice delle blue chips americane), dal 1990 al 2009:

S&P 500

Si noti la grande regolarità del grafico.

Come abbiamo scritto all’inizio dell’articolo, c’è un detto tra gli operatori di borsa: “vendi a maggio e vattene”. Il grafico stagionale dell’indice azionario americano conferma che vendere le proprie azioni a fine maggio (per poi ricomprarle ad inizio ottobre) è un approccio statisticamente corretto.

Facciamo un esperimento

Per dimostrare l’importanza degli effetti stagionali sui rendimenti del mercato azionario facciamo il seguente esperimento. Immaginiamo di tornare indietro nel tempo e di comprare l’ETF SPY nel 2001; lo SPY è un importante ETF che replica l’indice azionario americano (l’indice S&P 500), inclusi i dividendi. Tuttavia, compriamo lo SPY in due modi diversi:

  • Caso A: compriamo l’ETF SPY l’1 gennaio 2001 e lo vendiamo oggi.
  • Caso B: compriamo lo SPY l’1 gennaio 2001 per venderlo il 31 maggio 2001, e riacquistarlo il 10 ottobre 2001; in seguito compiamo la stessa operazione ogni anno (vendiamo lo SPY il 31 maggio 2002 e lo ricompriamo il 10 ottobre del 2002, e così via fino ad oggi), ovvero ogni anno all’inizio dell’estate vendiamo lo SPY, per poi ricomprarlo all’inizio dell’autunno.

Il caso A è un semplice buy and hold (come si suol dire), nel caso B usiamo la stagionalità del mercato azionario a nostro vantaggio (ovverò vendiamo il 31 maggio di ogni anno quando statisticamente il mercato azionario inizia a perdere forza -nel grafico sopra inizia la freccia rossa- e riacquistiamo il 10 ottobre quando il mercato azionario inizia a riprendere forza -nel grafico sopra inizia la seconda freccia verde-).

Bene. Quali sono i risultati?

  • Performance nel caso A: nei quasi 16 anni dal 2001 ad oggi, lo SPY guadagna circa il 65%; il rendimento annuale composto (CAGR) è del 3,5% scarso.
  • Performance nel caso B: dal 2001 ad oggi, comprare lo SPY all’inizio dell’autunno per poi rivenderlo all’inizio dell’estate ci avrebbe reso il 210% circa! Il rendimento annuale composto (CAGR) sarebbe stato del 7,6% circa.

Pertanto, il semplice utilizzo della stagionalità, ci avrebbe reso quasi il doppio rispetto al buy and hold (il 7,6% contro il 3,5%).

Incidentalmente, è bene notare che la nostra semplice strategia basata sulla stagionalità, dal 2001 ad oggi avrebbe performato meglio della grande maggioranza dei fondi comuni di investimento azionari. Spero che questo vi faccia riflettere…

Conclusioni

La stagionalità è un fenomeno importante per tutti gli asset quotati, ma è ancora più importante per il mercato azionario. E’ per questo che il nostro sistema di investimento azionario basato su ETF fa uso della stagionalità.

Come abbiamo visto in questo articolo, se si investe in azioni rispettando la stagionalità, è possibile guadagnare di più. Ma usare la stagionalità ha anche un secondo vantaggio: i crolli più violenti del mercato azionario accadono durante l’estate, quindi se si evita questo periodo dell’anno è possibile contenere la volatilità del proprio portafoglio azionario.

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