Cosa vi avevamo detto sul Brexit?

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Il 23 Giugno 2016 gli elettori britannici hanno scelto di non essere più parte dell’Unione Europea. E’ il cosidetto Brexit. Telegiornali, giornali, siti d’informazione, e blog finanziari avevano dipinto scenari terribili; pareva mancassero poche ore all’Apocalisse.

Secondo i pittoreschi telegiornali italiani, la fine del mondo era più o meno imminente. Per un momento, guardando un telegiornale (non ricordo più quale), mi sono chiesto se non fosse il caso di fare scorte di acqua potabile e viveri. Poi sono rinsavito.

Un noto blog finanziario italiano scriveva questo: <<Temo che si creerà un effetto a catena devastante, con crolli borsistici importanti, che non potranno essere fermati dalle banche centrali, se non in maniera estemporanea e molti investitori perderanno tutti i loro patrimoni.>>

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Cos’è successo realmente dopo il Brexit?

A circa tre settimane dal Brexit, possiamo affermare che dopo il Brexit, di fatto non è successo niente. D’accordo, le borse sono crollate immediatamente dopo l’esito del referendum (l’indice italiano ha perso il 12,5%), ma in pochi giorni questi crolli sono stati completamente riassorbiti. Addirittura lo S&P 500, l’indice azionario americano (l’indice azionario più importante del mondo, per intenderci), ha superato il massimo valore che aveva raggiunto negli ultimi 12 mesi (freccia viola nell’immagine):

S&P 500 - nuovo massimo

L’indice azionario tedesco DAX, ha quasi completamente recuperato il crollo dovuto al Brexit. Mentre l’indice italiano FTSE MIB ha recuperato solo circa metà del crollo (ma questo è dovuto al fatto che l’indice MIB è in un trend ribassasta da più di un anno; ricordiamo che l’indice italiano è uno dei più deboli al mondo).

Per quanto riguarda invece il sistema bancario, non si sono visti i tracolli e le bancarotte paventati dai sobri telegiornali e blog finanziari italiani (e non).

Le banche centrali sono state più o meno a guardare (tranne la Banca d’Inghilterra ovviamente), dato che non vi è stato alcun bisogno di stabilizzare l’economia, le borse, o il sistema bancario.

Cos’avevamo previsto su Finanza Sicura?

  • Il 24 giugno, subito dopo l’esito del referendum, abbiamo scritto sulla nostra pagina facebook (link): <<Le borse di Milano e Madrid perdono il 12,5%. Ovviamente tale reazione indica una forte emotività, ma siamo seri: credete veramente che queste perdite rispecchino una situazione oggettiva? Le conseguenze del Brexit non sono così drammatiche.>>
  • Il 25 giugno, sul nostro sito web, abbiamo postato una breve analisi dell’andamento del future dell’Euro Stoxx 50 (uno dei principali indici azionari europei) (link). In quell’analisi affermavamo che il future dell’EuroStoxx 50 sarebbe, con buona probabilità, tornato a salire molto presto. Il future dell’EuroStoxx ha recuperato circa il 7%.
  • Il 26 giugno, sulla nostra pagina facebook, abbiamo postato una seconda analisi breve, questa volta di un titolo azionario: Intesa Sanpaolo (link). Anche in questo caso, prevedevamo che il titolo sarebbe tornato a crescere entro pochissimi giorni. Mentre scrivo, Intesa Sanpaolo vale circa il 12% in più di allora.
  • Infine, sul nostro sito web, abbiamo scritto un articolo di approfondimento (link), nel quale abbiamo sostenuto che le conseguenze del Brexit saranno abbastanza modeste sia nel breve/medio periodo, sia nel lungo periodo; e che anzi per una serie di ragioni, potremmo avere un vantaggio nel lungo periodo (vediamo se anche questa previsione si avvererà!).

Conclusioni

“If you don’t read the newspaper, you are uninformed; if you do read the newspaper you are misinformed”Mark Twain

Questa frase del grande scrittore americano (che letteralmente significa: “Se non leggi i giornali, sei non-informato; se leggi i giornali sei disinformato”) è oggi più attuale che mai, specialmente nel mondo dell’informazione finanziaria. Naturalmente oggi questo concetto si applica non solo ai giornali, ma a tutti i media,  inclusi -tristemente- i siti/blog finanziari.

Ma perchè i media finanziari non informano, o peggio, disinformano? Affrontare in modo approfondito questo tema richiederebbe un piccolo libro. Vediamo quindi in modo schematico le ragioni del problema:

  • Il blogger/giornalista/speaker è superficiale o incompetente, e quindi si affida alle opinioni di un “esperto”; il quale però ha interesse a condizionare il mercato in una certa direzione (a lui favorevole).
  • Il blog/giornale/telegiornale è in conflitto di interesse. Ad esempio, se un blog finanziario vende oro, avrà interesse a dire che tutto va male (l’economia, la borsa, ect.); in modo da invogliare il lettore a comprare oro (per inciso: c’è un noto blog finanziario italiano che vende oro).
  • I mass media vendono emozioni: è un fatto acclarato che un articolo o un servizio del telegiornale che parla di notizie molto positive o molto negative, raggiunge un pubblico maggiore di un articolo razionale ed equilibrato (senza emozioni).

Se proprio dovete leggere un giornale o un sito finanziario (o guardare un servizio di economia/finanza in televisione), fate il contrario di quello che leggete (o che vedete).

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