La difficile situazione delle banche italiane

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Le azioni di Monte dei Paschi e di Unicredit continuano a scendere dopo aver “rotto” al ribasso i precedenti minimi storici. Cali così forti sono giustificati? Che sta succedendo veramente?

Come tutti sanno, le banche italiane sono gravate da una notevole quantità di crediti in sofferenza, ovvero crediti che non sarà possibile incassare dai debitori. L’ammontare totale delle sofferenze è di 200 miliardi di euro. Ovviamente questa cifra è enorme, ma di per se questo dato non ci permette di capire i termini del problema.

Per capire veramente la situazione dobbiamo analizzare due differenti indicatori patrimoniali: il rapporto tra sofferenze e patrimonio netto tangibile, e la percentuale di copertura delle sofferenze.

Per semplificare la discussione, possiamo pensare al patrimonio netto tangibile di una banca come alla somma di tutti i beni “reali” della banca (immobili e beni strumentali, liquidità, crediti esigibili, etc.) meno l’indebitamento della banca. Bene. Il rapporto tra sofferenze e patrimonio netto tangibile del sistema bancario italiano è del 100% e più. Questa percentuale è molto alta se paragonata al 30% scarso della media dell’Eurozona.

Il secondo indicatore patrimoniale, la percentuale di copertura delle sofferenze, si calcola così:

(accantonamenti + garanzie dei crediti)/valore in euro delle sofferenze

dove gli accantonamenti rapprensentano liquidità che la banca ha messo da parte, e le garanzie dei crediti sono beni dati a garanzia dai debitori (ad esempio quando fate un mutuo la banca si prende la casa a garanzia). Ora questo indicatore per le banche italiane è del 90% circa. Ovvero: se consideriamo persi tutti i 200 miliardi di sofferenze, essendo questi coperti al 90% circa, ci rimane un buco nel sistema bancario di circa 20 miliardi.

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Tra i due indicatori qual’è il più importante?

L’indicatore di gran lunga più significativo è la percentuale di copertura delle sofferenze. Purtroppo però, gli operatori e gli speculatori di borsa sembrano dare più importanza al rapporto tra sofferenze e patrimonio netto tangibile, e questo ha causato i crolli di borsa che tutti abbiamo visto.

Va però detto che quel 90% di coperture delle sofferenze potrebbe essere un dato troppo ottimista. Perchè? Perchè l’ammontare delle garanzie potrebbe essere stato sovrastimato, per il semplice motivo che le banche possono avere un bilancio migliore sovrastimando le garanzie. Per prudenza quindi supponiamo che la percentuale di copertura delle sofferenze sia del 80-85%. A questa percentuale corrisponde un buco di 30-40 milardi di euro nel sistema bancario italiano.

Il ruolo del governo italiano e dell’Unione Europea

Per ora, il governo italiano e l’Unione Europea sono impegnati in una gara a chi si inventa la soluzione più demenziale. Partiamo dal governo italiano. Come è noto, è attivo da mesi il fondo Atlante. Tale fondo a partecipazione mista pubblica/privata sta ancora raccogliendo liquidità. Il problema è che Altante è ancora sotto i 10 miliardi (e non sappiamo se mai ci arriverà), ma come abbiamo detto il problema delle sofferenze è un problema da 30-40 miliardi. Quindi non si comprende la logica dell’operazione di Renzi & company.
Dal canto suo, l’Unione Europea ha concesso all’Italia di garantire con denaro pubblico obbligazioni bancarie di nuova emissione. Ora, una banca emette obbligazioni quando ha bisogno di liquidità. Ma le banche italiane sono piene di liquidità! Inoltre, il problema non riguarda minimamente la liquidità delle banche, ma bensì le sofferenze che queste hanno in pancia.

Conclusioni

Se le nostre ipotesi sono corrette, il problema delle sofferenze bancarie vale circa 30-40 miliardi. Ora, questa cifra può sembrare importante, ma di fatto è una cifra modesta: stiamo parlando del 2% del PIL italiano. Il vero problema è l’Unione Europea, che non permette nessuna forma diretta di aiuto alle banche in difficoltà (è il famoso Bail In). Anche il governo italiano ci mette del suo, inventandosi soluzioni di facciata (il fondo Atlante) che non hanno sostanza.

La crisi bancaria italiana si risolverà? Probabilmente non grazie all’Unione Europea o al governo italiano. Speriamo in un intervendo di Draghi e della BCE, che nel recente passato hanno dimostrato più buon senso e più flessibilità dell’Unione Europea.

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